Come perdo il mio tempo su Instagram

Volendo in questa breve introduzione spiegare in poche parole cosa sia (per me) Instagram direi, senza pensarci troppo, si tratti essenzialmente di quella dimensione spazio-temporale in cui lo spazio lo inventi e il tempo lo perdi.

Il punto è proprio questo: Instagram è un’apostrofo rosa tra le parole perdo e tempo. Qualunque cosa tu stia facendo, qualunque sia il luogo, qualunque siano il contesto o la compagnia, la necessità di una scrollatina al feed di Instagram arriva naturale come quella voglia di dolcino dopo cena.

Ed è quello che continua poi a succedere a ritmo regolare nel corso della giornata, scandita non più dai momenti che ne fanno parte, ma dall’attesa che intercorre tra una scrollatina e l’altra.

Aspetti un pullman che non arriva? Instagram. Ascolti una persona che proprio non vorresti ascoltare? Instagram. Guardi un film che proprio non vorresti guardare? Instagram. Mangi un panino a volo e poi non ci vedi più dalla fame e quindi ti mangi pure una Fiesta? Nel frattempo, Instagram. Cosa starà facendo ora Chiara Ferragni? Instagram.

Instagram, con discrezione e subdola invasione, ha preso presto il posto delle classiche attività-da-perdo-tempo (leggere le etichette dei saponi, colorarsi le unghie con gli evidenziatori, seguire con lo sguardo farfalle inesistenti etc.), offrendoci in cambio una tazza di tè Fitvia e un biscottino di semi Foodspring.

Bisognerà, prima o poi, ammettere quanto tutto stia cambiando.

Instagram si prende il nostro tempo, ma anche i nostri spazi: un bel panorama non è più un semplice bel panorama, ma un instagrammabile sfondo da accompagnamento per aforismi di Paulo Coelho; una cucina non è più un semplice angolo domestico in cui consumare pasti, ma una instagrammabile scenografia per foto di vita tratte dal quotidiano; un divano non è più un semplice giaciglio per il riposo, ma un instagrammabile appoggio per pose da seduta; un gatto non è più un semplice gatto, ma un instagrammabile gatto.

Bisognerà, prima o poi, ammettere quanto questo fenomeno tanto preponderante sia diventato nocivo per la nostra salute, ribaltando questa dipendenza e trasformandola in creatività utile alla nostra personale realizzazione.

Bisognerà, prima o poi, rimettere al primo posto la qualità vita, vivendo i momenti con spensieratezza e condividendoli con le persone che più amiamo.

Nel frattempo però vi chiedo, e per favore siate sinceri: secondo voi, è meglio il filtro Amaro o Valencia?

 

Articolo scritto da Gingery per Pink Magazine Italia


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