Urlo di dolore: ridatemi il vecchio Facebook

Facebook non è più quello di una volta e l’eco del suo cambiamento si sente forte come le campane della Chiesa che ti svegliano la Domenica mattina.

E non si tratta, questa volta, del puntuale annuncio della Santa Messa, piuttosto del suono assordante che segnala, forte e chiaro, un doloroso addio.

Facebook ha perso la sua identità perdendosi tra i meandri più oscuri delle anime cattive che popolano il web ed è passato al lato oscuro.

SBAM. È il rumore che fa questo tipo di emozione, per intenderci. Ma l’avrete sentito anche voi.

Ed a me, manca così tanto il vecchio Facebook.

  • Le FOTO PROFILO con angolazione alta da destra o sinistra, quella in cui protagonista dell’inquadratura era pure l’ascella: fotogenico solo chi aveva un braccio molto lungo.
  • Gli STATI, quelli veri, quelli in cui raccontavi di te stesso in terza persona e ti sentivi così social: FRAN STA MANGIANDO UNA MERENDINA; FRAN NON HA VOGLIA DI STUDIARE; FRAN PARLA DI SÉ IN TERZA PERSONA.
  • Le NOTE, di cui i veterani sicuramente ricorderanno i testi, perlopiù d’orientamento poetico-profondo, accompagnate da un’immagine evocativa in cui – non si sa perché – subito ti immedesimavi e condividevi sulla tua bacheca come se parlasse di te. Pure se in realtà parlava di un cane
  • I VIDEO MUSICALI: erano tantissimi, accompagnati dalla citazione di parte del testo, scelto sempre con il chiaro intento di lanciare un messaggio a qualcuno, che con ogni probabilità l’avrebbe letto. O almeno questa era la speranza.
  • I QUESTIONARI: condivisi tramite nota o foto, contenenti una serie di domande a cui i tuoi “amici” avrebbero dovuto rispondere. Essere taggati in un contenuto del genere era una dannazione più o meno quanto oggi lo sono i gruppi Whatsapp.
  • Il linguaggio da MSN, ancora troppo presto per abbandonarlo, una ferita dolorante che manifestava i suoi sintomi in espressioni tipo: “my best comply”; “hihihi”; “ti amo di bene”; “xchèèèèèè” (espressione questa, non ancora estinta).
  • DAY 1,2,3… 100… ogni giorno, per 100 giorni, pubblicavi una foto il cui contenuto raccontava un po’ di te: “Day 1 – Una foto del tuo cibo preferito”; “Day 2 – Una foto del tuo migliore amico”; “Day 3 – Una foto del tuo colore preferito”; “Day 100 – Una foto di te in bagno”.
  • I POKE: timidi approcci di amici, parenti o sconosciuti che con la delicatezza di un leggero toc-toc sulla porta, bussavano alla soglia della tua bacheca con il fare di chi vorrebbe dire “Ehi? Sto attirando la tua attenzione, ma con discrezione”.
  • Gli inviti a Farmville. Tutti ricorderanno.

Questi sono soltanto alcuni dei ricordi migliori di un mondo che non c’è più. Quando approdai su Facebook nel lontano 2008, padrona di casa si può dire fosse la “tenerezza”. Quella tenera ingenuità di persone che, per la prima volta, si trovavano ad approcciare al riflesso pubblico della loro vita privata. Un’emozione fortissima. Più o meno la stessa che provammo tutti quando Windows chiuse i blog di Messenger e nessuno, nessuno, lesse in tempo la mail di avviso “SALVATE TUTTI I VOSTRI CONTENUTI ADOLESCENZIALI DEL BLOG CHE STIAMO PER CHIUDERE BOTTEGA BACI E ABBRACCI XOXO MSN”. Fu così che salutai la mia adolescenza.

Ed eccomi qui oggi, nel 2019, che saluto il vecchio Facebook, gli stati, le note, i video musicali, gli album di best comply e pure tutti gli Abdul Hafar che in chat scrivevano a chiunque: “Hi, u r sexy…”. Ora gli mando un Poke.

 

Articolo scritto da Gingery per Pink Magazine Italia


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