Amare riflessioni sul cambio di stagione nell’armadio

Come di tutte le piaghe della nostra esistenza, anche del cambio di stagione nell’armadio se ne parla sempre troppo poco.

Si tratta in realtà un problema piuttosto diffuso che colpisce la popolazione media due volte l’anno (tranne i fortunati, che grazie ai loro armadi 4 stagioni non subiscono la pressante incombenza di un vero e proprio trasloco).

Ma facciamo un passo indietro e definiamo di che cosa stiamo parlando:

Vestiti che sbucano fuori da ogni anfratto nascosto tra gli scaffali dell’armadio. Vestiti che sbucano da sotto il letto. Vestiti che sbucano a sorpresa da quel cassetto che ricordavi fosse vuoto. Vestiti che sbucano da quel cassetto che ricordavi fosse quello della biancheria. Vestiti che prendono vita, ti fanno l’occhiolino e ridono di te. Vestiti che tu pieghi e loro si spiegano da soli. Vestiti che non ricordavi neppure di avere. Vestiti che neanche ti vanno più, ma non si sa mai che possano andarti di nuovo in futuro, quindi di buttarli non se ne parla. Vestiti che con dolore e rimorso stai per buttare, ma ecco che riprendono vita, ti fanno l’occhiolino, ridono di te e niente, di buttarli non se ne parla. Vestiti che non sai più dove sistemare e quindi li appoggi un momento su quella sedia che in un attimo diventa la montagna di Maometto che è venuta da te perché tu non sei andata da lei.

Ad un certo punto (circa due giorni dopo, per i più) ci sei quasi… ammiri il tuo armadio perfettamente ordinato, organizzato per genere, occasione, colore, taglio, forma, brand, da ragazza brava, da ragazza seria, da ragazza casual, da ragazza glam, da ragazza elegante, da ragazza frivola, da ragazza che la mamma non approva.

Ed è a questo punto, mentre ammiri il tuo lavoro, che sopraggiunge la soddisfazione. Tutti quei vestiti ordinati, piegati, sistemati, organizzati, così belli da guardare, così inspiegabilmente… tanti.

Poi, infine, l’amara riflessione: “con tutti i soldi che spendo, Dio, potresti darmela una volta la gioia di sapere cosa mettermi.”

 

Articolo scritto da Gingery per Pink Magazine Italia


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